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Paragrafo 1 . La crisi del 1929.

     
A  partire  dalla met degli anni Venti i paesi europei,  superata  la
fase  pi  acuta  della crisi del dopoguerra, cominciarono  a  ridurre
l'importazione di prodotti agricoli dagli Stati Uniti. La  contrazione
del  mercato  europeo  provoc  una sovrapproduzione,  cui  segu  una
consistente riduzione dei prezzi (quasi dimezzati dal 1925  al  1929).
La  conseguente  crisi di molti agricoltori coinvolse  altri  settori;
particolarmente danneggiate furono le imprese costruttrici di macchine
agricole.  Alcune  migliaia di banche, non riuscendo  a  recuperare  i
crediti concessi agli agricoltori, fallirono.
     I  fattori  di  rischio presenti nella fase di grande  espansione
economica  (vedi  capitolo  Sei,  paragrafo  2)  cominciavano  cos  a
produrre  i  loro  effetti. Questi per non vennero tenuti  in  grande
considerazione,  se  non quando fu colpito il mercato  borsistico.  La
corsa al rialzo, che aveva portato il valore dei titoli a livelli  mai
raggiunti,  inizi ad attenuarsi nel settembre del 1929. Quando,  dopo
alcune  settimane  di incertezza, risult pi chiara  la  tendenza  al
ribasso,  si innesc una reazione a catena, che provoc uno spaventoso
crollo: tra il 24 e il 29 ottobre vennero venduti pi di 38 milioni di
azioni; in un mese le quotazioni calarono del 40%. Il ribasso prosegu
sino all'8 luglio del 1932, quando l'indice del corso dei titoli tocc
il suo minimo storico: 58 punti contro i 452 del settembre 1929.
     Il  crollo  della  Borsa  segn il  passaggio  dalla  crisi  alla
recessione vera e propria. L'economia si trov rapidamente  priva  dei
principali   fattori  di  espansione,  mentre  quelli  di   crisi   si
rincorrevano  in  una spirale per il momento senza  via  d'uscita.  La
riduzione  del potere d'acquisto dei lavoratori (dal 1929  al  1932  i
salari diminuirono pi del 50% e i prezzi del 32%), accompagnata dalla
scomparsa  dell'ottimismo  e  della  fiducia,  provoc  una   drastica
riduzione  dei  consumi e degli investimenti. Le banche restrinsero  i
crediti,
     
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     molte  fallirono (pi di 5.000 dal 1929 al 1932);  i  disoccupati
superarono  il 24% della popolazione attiva; la produzione industriale
cal quasi del 50%.
     Il    collasso   dell'economia   statunitense   ebbe    immediate
ripercussioni  a  livello internazionale e le misure decise  dai  vari
paesi  coinvolti  aggravarono ulteriormente la situazione.  Gli  Stati
Uniti ritirarono i crediti a breve termine dall'Europa ed accentuarono
le  misure  protezionistiche; queste vennero adottate da  molti  altri
stati,  cosicch  gi  tra il 1929 e il 1930  gli  scambi  commerciali
diminuirono del 25% in volume; ci corrispondeva, a causa del calo dei
prezzi,  ad  una  diminuzione del 70% in valore. I governi  dei  paesi
industrializzati  inoltre,  ponendosi come  obiettivo  prioritario  il
risanamento  del bilancio nazionale, aumentarono le tasse e  cercarono
di contenere la spesa pubblica, riducendo le prestazioni sociali e gli
stipendi  dei  pubblici dipendenti. Ci provoc una contrazione  della
domanda interna, che ebbe effetti negativi per l'attivit produttiva e
per l'occupazione.
     In  Europa il ritiro dei capitali statunitensi, specialmente  nei
paesi  maggiormente dipendenti da essi come la Germania  e  l'Austria,
caus  il  fallimento di numerose banche e di molte  piccole  e  medie
imprese.  In  Inghilterra  la  paura per  quanto  stava  accadendo  in
Germania  e  in  Austria,  dove erano stati investiti  molti  capitali
britannici,  determin una corsa al ritiro dei fondi depositati  nelle
banche  dal  capitalismo internazionale ed una crescente richiesta  di
conversione   di   sterline  in  oro.  In  seguito  alla   conseguente
diminuzione delle riserve auree, la Banca d'Inghilterra decise  allora
di  svalutare  la  sterlina  e  di sospenderne  la  convertibilit  in
oro. Molti altri paesi seguirono l'esempio inglese, nella speranza che
quelle  misure potessero favorire la ripresa delle esportazioni  e  il
miglioramento della situazione finanziaria.
     Le    varie   svalutazioni   e   l'abbandono   definitivo   della
convertibilit  in  oro, per, non produssero  l'effetto  sperato.  La
recessione,  che aveva ormai assunto dimensioni mondiali,  venne  cos
aggravata   e   prolungata:  nel  1932,  nel   complesso   dei   paesi
industrializzati, gli investimenti erano calati del  55%  rispetto  al
1929,  la  produzione  industriale del 37%,  il  valore  degli  scambi
commerciali del 60% e i disoccupati erano tra i 25 e i 30 milioni.
